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Auto elettrica: ecco perché è davvero pulita

Con riferimento all’articolo pubblicato sul sito di Automobilismo lo scorso 24 ottobre dal titolo “Auto elettriche nel ciclo vita inquinano più dei moderni diesel euro 6”, come associazione che ha quale obiettivo il sostegno e lo sviluppo della mobilità elettrica nel nostro Paese, ci sembrano doverose alcune precisazioni di merito.

C’è un concetto fondamentale che sta alla base di qualsiasi riflessione seria in materia di automobili e ambiente: bisogna combattere l’inquinamento locale nelle città, che non è solo costituito dalle emissioni di gas climalteranti fra cui la CO2 (che hanno impatti a larga scala) ma da altri inquinanti, particolato e NOx in particolare, che influenzano in modo importante la qualità della salute in ambito urbano. Per tali inquinanti, non c’è partita: la auto elettriche non li generano (escludendo la quota di PM relativi agli pneumatici e al risollevamento del manto stradale, che ha tuttavia un contenuto di carbonio elementare significativamente minore rispetto ai prodotti della combustione).

Per le analisi sulla CO2 riteniamo corretto che sia applicato un approccio “LCA” (Life Cycle Assessment) sulle emissioni dell’intero ciclo vita dei veicoli; aggiungiamo però che un approccio rigoroso per questo tipo di analisi è influenzato da vari fattori quali la chimica delle batterie, il luogo di produzione, la vita utile delle batterie e quelle dei veicoli. Del resto fonti autorevoli, come gli studi JRC-EUCAR-CONCAWE sulle analisi WTW (Well-to-Wheel, dal pozzo alla ruota), consideravano già nel 2013 che un’auto elettrica alimentata al 100% da centrali a carbone di ultima generazione, aveva emissioni di CO2 (circa 120 g/km) comparabili con quelle delle auto endotermiche di oggi sul ciclo NEDC- New European Driving Circle (che, peraltro, verrà adesso sostituito dal “WLTP” – Worldwide harmonized Light vehicles Test Procedure, e vedremo quali saranno i consumi reali delle auto endotermiche); di seguito un grafico di RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) che compara le emissioni di CO2 WTW di varie motorizzazioni con dati al 2017.

 

La ricerca dell’Università di Yale citata nell’articolo, peraltro, è stata pubblicata nel 2012 con dati riferiti agli anni precedenti, quindi sicuramente non aggiornati rispetto all’attuale evoluzione delle tecnologie e con un mix di produzione diverso da quello europeo.

È opportuno ricordare infatti che, dati del Gestore dei Mercati Energetici alla mano, l’Italia oggi soddisfa mediamente circa il 40% della sua domanda attraverso fonti rinnovabili; quindi per i detrattori si può dire che è un paese potenzialmente più appetibile per questa tecnologia. È inoltre stato calcolato da più parti che la domanda aggiuntiva dei veicoli elettrici in termini di energia si potrebbe soddisfare abbastanza facilmente, proprio attraverso l’energia rinnovabile. L’RSE calcola ad esempio che qualora si sostituissero 33,7 milioni di auto private in Italia con auto elettriche, uno scenario a dir poco fantasioso, sarebbero necessari 64 TWh aggiuntivi di energia prodotta, pari al solo 19% della produzione attuale.

In termini di potenza del parco di generazione significherebbe installare circa 16,5 GW aggiuntivi (fra 8,5 GW di cicli combinati a gas, 5 GW di fotovoltaico e 3 GW di eolico). Su un orizzonte di 10 anni si potrebbe ritenere facilmente raggiungibile (basti pensare che fra il 2009 e il 2013 sono stati installati 17 GW di solo Fotovoltaico). Al riguardo, è quanto mai importante considerare i nuovi target comunitari sulla produzione rinnovabile al 2030: il Coordinamento FREE stima che saranno necessari 72 GW solo di fotovoltaico al 2030 per rispettare gli obiettivi europei.

Il futuro, presunto appannaggio dei sognatori, è consegnato in mano alle stime sulle future vendite di auto elettriche, oggi influenzate anche dai target definiti a livello comunitario con il voto del Parlamento Europeo e attualmente in discussione tra Commissione e Consiglio. Più o meno attendibili che siano, rimane elevata la percentuale di auto che rimane da convertire in una forma più sostenibile. Come mostra il grafico seguente, però, il pubblico di riferimento è già interessato al passaggio di modello di mobilità. Per quanto ancora vorremo restare indietro?

                     Indagine Censis 2017 – Interesse auto elettriche o ibride plug-in