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L’e-mobility vista dai Millennials

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Viviamo in una società Smart e le nostre vite ci stanno portando ad essere cittadini sempre più connessi e urbanizzati. La mobilità sta risentendo di grandi modifiche e vi sarà un cambiamento non soltanto a livello tecnologico ma soprattutto a livello culturale. Il problema alla base del cambiamento risiede principalmente nella scarsa informazione e di conseguenza nella scarsa conoscenza.

Negli ultimi mesi mi sono incuriosita e tramite vari questionari e interviste somministrate a ragazzi di età compresa tra i 20 anni ed i 35 anni, ho cercato di comprendere come sia possibile avere così poca conoscenza su un tema così importante.

Nonostante molte persone siano interessate ai temi legati la sostenibilità e quindi all’utilizzo di modalità alternative per l’alimentazione dei veicoli, la maggior parte di esse non è grado di cogliere quali siano i reali vantaggi e/o svantaggi della mobilità elettrica ed infatti circa il 52% degli intervistati non acquisterebbe un veicolo elettrico.

Nelle risposte ottenute, tra i vantaggi ci si immagina solamente la riduzione dell’inquinamento, che è si uno dei principali ed importanti obiettivi da raggiungere, ma non è l’unico poiché i vantaggi sono molteplici, quali ad esempio: integrazione con la rete, bassi costi di manutenzione, innovazione e tecnologia, diminuzione della componentistica, etc…

In aggiunta a ciò il settore della mobilità elettrica creerà tantissimi posti di lavoro e vi saranno vantaggi dal punto di vista economico per la società e soprattutto per i giovani.

Tra gli svantaggi, la maggior parte degli intervistati ha evidenziato i classici falsi miti legati al settore, ovvero, lentezza, la difficoltà di utilizzo, l’aumento di incidenti per scarso suono, la scarsità delle infrastrutture di ricarica ed i costi ancora troppo elevati.

Questo fa capire come tra la popolazione ed in particolare tra i più giovani vi sia una scarsa conoscenza. È necessario aumentare i canali e le opzioni pubblicitarie al fine di far conoscere alla collettività le reali funzionalità connesse a tale settore.

Per fare ciò è necessario sensibilizzare i giovani al tema della sostenibilità e nello stesso tempo far promuovere o spiegare i vantaggi della mobilità elettrica da personalità influenti sul mondo dei social, poiché riscontrato essere il canale più utilizzato come mezzo di informazione. I social oggi sono importanti per conoscere, per incuriosirsi, per lanciare moda e per seguire ciò di cui si è maggiormente interessati. Quindi quale miglior mezzo per informare sempre più persone?

Altro fattore importante, risultato essere anch’esso causa dello scetticismo al cambiamento, è l’abitudine. Dalle interviste poste all’interno dell’università, molti ragazzi, soprattutto di sesso maschile, hanno evidenziato come non siano interessati alla mobilità elettrica per legame affettivo nei confronti della mobilità tradizionale. Per spiegare meglio, ciò che risulterebbe “mancare” ai nuovi utilizzatori risulta essere “il rombo” dell’auto, ed immaginare un veicolo più silenzioso equivale sia a non sentirsi più guidatori, sia ad associare direttamente l’aumento di incidenti causato appunto dalla riduzione dei suoni su strada. L’abitudine quindi è una causa della scarsa attenzione al settore, questo perché, se già alla giovane età si è restii alla sperimentazione ed al voler conoscere ed utilizzare cose nuove, si deve realmente avere paura per il futuro.

Cosa bisogna fare perciò per far sviluppare il settore?

L’attenzione dei più giovani, come già descritto, si concentra sulla crescita della pubblicità sui social e sull’aumento delle iniziative di conoscenza e formazione a livello sia universitario che extra universitario. Oltre ciò, altra possibilità sarebbe quella di far circolare attraverso social o vademecum cartacei, dei piccoli dossier riassuntivi che colgano a pieno le funzionalità e i vantaggi legati all’E-Mobility ed organizzare fiere e appuntamenti di test drive, dove appunto anche i più restii al cambiamento possano conoscere in prima persona le funzionalità e la nuova mobilità.

Articolo a cura di Emanuela Guidi.