Installati nel secondo trimestre 6.311 punti di ricarica: il totale nei 12 mesi vola oltre quota 17.000. Più di una nuova colonnina su due è ad alta o altissima potenza. Pressi (Motus-E): “L’infrastruttura per gli italiani c’è ed è sempre più ampia, ecco come recuperare il ritardo sulle immatricolazioni elettriche”
ROMA 22 luglio 2026 – Crescita record per la rete italiana delle colonnine per auto elettriche. Secondo il monitoraggio trimestrale di Motus-E, al 30 giugno sono 84.564 i punti di ricarica a uso pubblico installati nella Penisola, in aumento di 6.311 unità nel periodo aprile-giugno 2026 e di 17.003 unità nei 12 mesi, segnando in entrambi i casi un nuovo record assoluto, anche grazie all’impiego dei fondi PNRR.
Prosegue il trend di aumento delle nuove installazioni ad alta e altissima potenza: il 53% dei punti di ricarica posati negli ultimi 12 mesi è di tipo veloce e ultraveloce, dopo aver raggiunto l’anno precedente il 50% di share.
Parallelamente, diminuisce ancora il tasso dei punti di ricarica installati dagli operatori ma in attesa della connessione alla rete da parte dei distributori elettrici locali, che scende al 12,3% dal 14,9% medio del 2025. Un progresso che non può tuttavia oscurare la necessità di alleggerire le procedure di autorizzazione e di continuare a lavorare per ridurre le tempistiche di connessione.
I punti di ricarica sulle autostrade raggiungono intanto quota 1.516 unità (dalle 1.159 del giugno 2025 e le 963 del giungo 2024), di cui l’86% è di tipo veloce in corrente continua e il 59% supera i 150 kW di potenza. Attualmente, oltre il 50% delle aree di servizio autostradali dispone di punti di ricarica, ma si attende ancora un indispensabile cambio di passo sui bandi di gara da parte di quei concessionari rimasti gravemente indietro nel processo di infrastrutturazione.
“La crescita record della rete di ricarica è un’ottima notizia per l’Italia e per gli italiani e dimostra che il Paese può essere all’altezza di una delle più importanti partite industriali della nostra epoca”, commenta il presidente di Motus-E, Fabio Pressi.
“Ma la rete non può continuare a crescere da sola – osserva Pressi – e non è più rinviabile un’azione decisa per colmare il ritardo italiano nella diffusione dei veicoli elettrici. La priorità è una profonda revisione della fiscalità sulle flotte aziendali, che potrebbe essere finanziata anche attraverso una parte delle risorse rese disponibili dalla clausola nazionale di salvaguardia prevista da Bruxelles per gli interventi di sicurezza energetica. Le risorse ci sono: dobbiamo utilizzarle al meglio per accompagnare il Paese attraverso una trasformazione industriale già in corso”.
L’ulteriore sviluppo della rete di ricarica richiede invece un coordinamento più stretto tra operatori, amministrazioni centrali ed enti territoriali, con particolare attenzione alle procedure autorizzative, alla tutela degli stalli dalla sosta abusiva e alla sicurezza delle infrastrutture.
“I Comuni sono protagonisti indispensabili di questo processo”, conclude il presidente di Motus-E, “auspichiamo quindi di poter avviare quanto prima un confronto diretto con i sindaci e con il presidente dell’Anci, Gaetano Manfredi, per definire regole e strumenti omogenei che consentano alla rete di espandersi più rapidamente, di essere adeguatamente tutelata e di offrire agli utenti un servizio sempre più efficiente”.
A livello locale, la Lombardia continua a dominare la classifica delle Regioni con più punti di ricarica a uso pubblico (18.177 punti, +4.414 negli ultimi 12 mesi), seguita dal Piemonte (9.003 punti, +2.442 nei 12 mesi), Veneto (8.122 punti, +1.946 nei 12 mesi), Lazio (7.864 punti, +722 nei 12 mesi) ed Emilia-Romagna (6.713, +1.431 nei 12 mesi).
Tra le Province, Milano si attesta al primo posto per punti di ricarica installati (7.423 punti, +2.819 nei 12 mesi), seguita da Roma (6.109 punti, +465 nei 12 mesi), Torino (4.498 punti, +1.535 nei 12 mesi), Napoli (3.470 punti, +378 nei 12 mesi) e Brescia (2.489 punti, +597 nei 12 mesi).
Richiamati infine dal presidente di Motus-E gli interventi invocati dall’associazione nel paper “Ricaricare l’Italia: manifesto per un’infrastruttura strategica per il Paese”, che vanno dall’allineamento ai grandi Paesi europei dei costi di approvvigionamento energetico in capo agli operatori alla semplificazione delle procedure di connessione alla rete, passando per l’applicazione della direttiva RED III, l’accelerazione sui bandi per le reti autostradali, concessioni di suolo più lunghe e centralizzazione della governance e della pianificazione infrastrutturale.
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