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La nuova proposta di rottamazione rischia di rallentare lo sviluppo della mobilità elettrica e la riconversione industriale

Il Ministro Patuanelli, in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore, propone una nuova campagna di rottamazione delle auto che miri a favorire “anche l’acquisto di vetture non elettriche”, con la finalità di “ridurre le emissioni e ridare ossigeno al settore”. In realtà oggi un sistema di incentivo alla rottamazione esiste già ed è proprio quello che favorisce l’acquisto di auto a zero e basse emissioni. Domani ci troveremmo quindi nella situazione di incentivare con soldi pubblici anche le trazioni termiche.

Il 2020, oramai è risaputo, porta con sé nuovi limiti sulle emissioni inquinanti: infatti, con l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo, dal 1° gennaio non si possono più vendere auto sul territorio comunitario che superino mediamente i 95 grammi di diossido di carbonio al chilometro, a meno di pagare multe da capogiro. Questo è solo l’inizio, perché il limite scenderà progressivamente nei prossimi anni. È evidente che, in questo contesto di transizione, l’industria dell’auto deve adeguarsi, e lo sta facendo, per riconvertire le proprie attività di produzione e commercializzazione.

Dal canto loro i Governi europei stanno supportando la transizione con sistemi di incentivazione diretta (es. Germania, Austria, Spagna, Irlanda, Slovenia, Romania) basati sulla rottamazione o supporto tramite schemi di bonus-malus che penalizzano in maniera esponenziale le vetture nuove con maggiori emissioni. Nessun Paese europeo prevede schemi di incentivazione (diretta o indiretta) per l’acquisto di veicoli con motori termici.

Il risultato? In Francia la quota di mercato delle auto elettriche è passata dal 3,5% di Dicembre 2019 al 11% di Gennaio 2020 e in Germania, il cui Governo ha annunciato l’innalzamento dell’incentivo per le elettriche pure da 4.000 euro a 6.000 euro, ha visto la quota crescere dal 4% al 6,5% lo scorso mese. Per entrambi i Paesi il target dei 95 grammi non è poi così irrealistico.

Qual è allora il rischio di prevedere in Italia uno schema di incentivi tramite rottamazione che favorisca trazioni diverse da quelle a zero o basse emissioni? Da questo punto di vista, un’Europa a geometrie variabili, con Paesi che puntano senza mezzi termini sull’elettrico e Paesi che fanno della retroguardia e del compromesso i principali mezzi di autotutela, considerando anche che il limite sulle emissioni vale a livello comunitario e non di singolo Stato membro, rischia di trasformare l’Italia in un mercato poco appetibile per l’elettrico, un mercato in cui è possibile proseguire nelle proprie strategie commerciali di vendita di auto termiche. Con buona pace della riconversione della nostra industria e del relativo indotto che ha scommesso proprio sugli stabilimenti produttivi nazionali e sui loro occupati per le nuove produzioni elettrificate.

Proposte come quella del Governo rischiano di fiaccare, nel nostro Paese, qualsiasi slancio di ripresa sia in termini industriali che occupazionali, in un contesto macroeconomico non certo favorevole, proprio nel momento in cui si stanno riconvertendo gli stabilimenti per la produzione di auto elettriche.