Immatricolazioni in crescita del 39,3% nel mese e quota di mercato al 6,6%. Pressi (Motus-E): “I maggiori mercati europei hanno già pianificato i supporti alla domanda. Indifferibile una revisione della fiscalità sulle flotte aziendali”
ROMA, 2 febbraio 2026 – Il mercato italiano delle auto elettriche apre il 2026 confermando l’intonazione positiva. A gennaio sono state infatti immatricolate nella Penisola 9.321 vetture full electric, in crescita del 39,3% rispetto allo stesso mese del 2025, potendo contare ancora sulle consegne dei veicoli acquistati con gli incentivi esauriti in due giorni lo scorso ottobre.
La quota di mercato dell’elettrico puro sale così al 6,6%, dal 5% registrato un anno fa. Al 31 gennaio 2026, il parco circolante elettrico ha raggiunto in Italia quota 373.683 unità.
Nel complesso, considerando tutte le alimentazioni, il mercato auto nazionale segna nel mese un passo avanti del 6,1% rispetto a gennaio 2025, con 142.320 immatricolazioni totali.
Sul piano europeo, gli ultimi dati disponibili indicano che nell’intero 2025 la quota di mercato delle auto elettriche ha raggiunto il 20,1% in Francia, il 19,1% in Germania, il 9% in Spagna e il 23,5% nel Regno Unito. Lo scorso anno la market share dei veicoli full electric in Italia si era attestata al 6,2%.
“I primi mesi del 2026 continueranno a beneficiare della corsa agli incentivi di ottobre, ma in prospettiva il ritardo sulla mobilità elettrica dell’Italia rischia di tornare ad aumentare”, osserva il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, notando che “in mercati come Francia e Spagna gli incentivi all’elettrico sono stati confermati in toto e stanno contribuendo in modo decisivo alla tenuta del mercato auto complessivo, mentre in Germania sono stati addirittura reintrodotti i bonus con oltre 3 miliardi di fondi, nonostante la poderosa crescita messa a segno dall’elettrico anche senza agevolazioni all’acquisto”.
“In assenza di una accurata pianificazione degli strumenti di supporto alla domanda, l’Italia rischia seriamente di diventare un Paese di secondo piano nello scacchiere automotive europeo”, avverte Pressi, richiamando in primis “l’urgenza di un intervento sulla fiscalità delle flotte aziendali caldeggiato da numerosi stakeholder nel Tavolo Automotive di venerdì scorso, anche in considerazione dei target proposti da Bruxelles per questo decisivo canale di mercato, che in Italia poggia ancora su un impianto normativo fermo agli anni ‘90”.
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