La crescita dell’infrastruttura di ricarica rappresenta un elemento essenziale per la diffusione della mobilità elettrica e su questo fronte l’Italia si sta muovendo meglio di molti altri grandi Paesi europei. 

Al 31 marzo 2026 risultano installati nella Penisola 78.253 punti di ricarica a uso pubblico, di cui 68.153 attivi: il restante rimane in attesa di connessione alla rete. Per dare un’idea del ritmo della crescita, basti pensare che a marzo 2025 i punti installati erano 65.992 e a marzo 2022 erano 27.857: in quattro anni la rete italiana è cresciuta del 226%. Negli ultimi dodici mesi sono stati messi a terra oltre 12.000 nuovi punti di ricarica, 5.600 nuove stazioni e 4.800 nuove location, con un numero medio di punti per location stabile intorno a 2,8, un dato che riflette il modello italiano basato sulla capillarità più che sulla concentrazione di grandi hub. 

Del totale, 55.451 punti di ricarica sono in corrente alternata (AC), 15.859 sono di tipo fast DC con potenza inferiore a 150 kW e 6.943 sono ultra-fast con potenza pari o superiore a 150 kW. La quota DC complessiva sale al 29,1%, con un guadagno di 6,3 punti percentuali in un solo anno: le infrastrutture ad alta potenza (≥150 kW) rappresentano oggi quasi il 9% del totale e crescono al doppio del ritmo della rete complessiva. 

La Lombardia si conferma al 31 marzo 2026 la prima Regione per punti di ricarica con 17.143 punti (il 22% del totale nazionale) e oltre 3.800 nuovi punti aggiunti nel solo primo trimestre. Il Trentino-Alto Adige registra la crescita percentuale più alta nell’ultimo anno (+35,6%), seguito da Toscana (+30,1%) e dalla stessa Lombardia (+28,8%). Significativa la performance del Mezzogiorno, con Puglia (+25%) e Campania (+22%) che crescono al di sopra della media nazionale, mentre Lazio e Sicilia registrano una sostanziale stabilità. 

Uscendo dai centri urbani si nota l’impennata dei punti di ricarica in autostrada, che a fine marzo 2026 hanno raggiunto quota 1.461, di cui oltre il 61% con potenza superiore ai 150 kW e l’86,5% in corrente continua. Nel solo ultimo anno sono stati installati 353 nuovi punti in autostrada. Poco più del 50% delle 473 aree di servizio autostradali è oggi dotato di infrastrutture per la ricarica, con un forte sbilanciamento verso il Centro-Nord. 

Ma come siamo messi rispetto all’Europa?  

Nella graduatoria assoluta dei principali mercati europei al Q1 2026, l’Italia si conferma al sesto posto con 68.153 punti attivi, dietro a Paesi Bassi (214.883), Germania (209.336), Francia (192.036), Belgio (109.432) e Regno Unito (106.980), e davanti a Spagna (50.155) e Norvegia (27.067). 

Ma il dato che conta davvero è il rapporto tra rete e veicoli. Con 15,4 punti di ricarica ogni 100 BEV immatricolate, l’Italia sale al terzo posto europeo, recuperando una posizione rispetto al 2024, dopo Paesi Bassi (28,7) e Belgio (21,8). E sulle sole infrastrutture in corrente continua compie un balzo decisivo: con 4,10 punti DC ogni 100 BEV è prima in Europa, davanti a Spagna (3,79) e Francia (2,42). È il segno che gli operatori italiani hanno scelto di investire prioritariamente sulla ricarica veloce, anticipando la domanda di percorrenze extraurbane. 

Il quadro cambia quando il denominatore diventa la popolazione: con 11,6 punti ogni 10.000 abitanti l’Italia è penultima, davanti solo alla Spagna (10,3), riflesso di un mercato BEV ancora poco penetrato. Sulla capillarità geografica torniamo invece sui livelli dei grandi mercati: un punto di ricarica ogni 3,4 km di strade colloca l’Italia al quarto posto, dopo Paesi Bassi, Belgio e Norvegia; sui soli punti DC sale al secondo posto europeo, con un punto ogni 12,8 km, preceduta solo dalla Norvegia (8,3 km).